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La qualità della vita

I caldi colori dei palazzi di Varese Ligure, "capitale" della qualità della vita...

I caldi colori dei palazzi di Varese Ligure, “capitale” della qualità della vita…

di Umberto Curti, direttore APS “Il Centro del Gusto”

“La cultura e la qualità della vita di un luogo emergono in primo luogo dall’architettura delle costruzioni e dall’organizzazione degli spazi collettivi, dalla pulizia e dalla cura dell’arredo urbano costituito da strade, marciapiedi, piazze, parcheggi, aiuole e siepi. Dalla tipologia delle costruzioni si possono desumere usi e costumi della popolazione che ci vive: ampie terrazze e giardini, tetti piani a tegole rosse, portoni, finestre con le persiane, i colori caldi degli intonaci, l‘uso del cotto e del legno, la barca di fronte a casa…” (M. Testa, V. Tallinucci, Marketing per le isole, ed. F.Angeli, Milano, 2006, pp. 99-100).

L’espressione “qualità della vita” (Quality of Life), dal 1980 sempre più sulle labbra di tutti, allude al maggiore o minor benessere, generalmente in senso comunitario più che individuale, di persone che abitano una nazione, un luogo, che condividono un habitat… Oggi Google fornisce circa 25 milioni di risultati, ma il tema è molto antico, se se ne occuparono già la filosofia greca e successivamente molti pensatori e utopisti che intesero proporre modelli di aggregazioni felici, più o meno virtuali, dalle città del sole alle, in senso satirico, società delle api, ad altri. In effetti resta inteso che, ove in un dato luogo il benessere sia maggiore, le persone ricavano maggiori vantaggi in termini di opportunità di vita e di lavoro (serenità, appagamento, impiego, agiatezza economica, loisir, ecc.). Nel tempo si è compreso che il tema necessitava di un approccio integrato, ovvero (e quanto mai) multidisciplinare, chiamando al lavoro – in senso teoretico e operativo – players e professionalità diverse, dall’economista all’architetto, dall’antropo-sociologo all’urbanista, dal medico all’agronomo, dallo psicologo all’informatico, dal domotico al designer…

La pubblicistica (anche italiana) sul tema si è via via arricchita di pregevoli lavori, basti qui citare Norma De Piccoli, Robert Schalock e Alonso Verdugo, Giampaolo Nuvolati…

Le città, in particolare (e particolarmente anche le italiane), sono ormai oggetto delle più puntuali rilevazioni (agevoli dal punto di vista economico ma non da quello sociale) in quanto piattaforme d’analisi che per propria natura pongono urgenze – di cosiddetta “vivibilità” – ora più ora meno pressanti in termini di sicurezza, uguaglianza, salute fisica e psicologica, rifiuti, inquinamento (ogni anno circa 40mila italiani tuttora ne muoiono), degrado, mobilità, “tempi” nel traffico (1) e tempo per se stessi, ecc.. Ove il numero di abitanti sia maggiore, e quindi maggiori le criticità della convivenza, s’innesta del resto anche quella teoria “del vetro rotto”, del sociologo statunitense James Q. Wilson, secondo cui difficoltà inizialmente residuali, come un vetro rotto da una sassata (donde il nome della teoria), o l’orina di un vagabondo su una saracinesca, o un chewing-gum sputato a terra da un passante, qualora trascurate generano nella collettività il pensiero che tutto sia lecito, e alcuni si sentono dunque “legittimati” a tenere comportamenti (finanche a compiere reati) via via sempre peggiori. Dalla teoria, e dall’inquietudine e dal malcontento cui allude, non a caso nacque la cosiddetta tolleranza zero praticata da alcuni sindaci di grosse città statunitensi.

Per quanto attiene all’Italia, l’elenco seguente aggrega le principali agenzie pubbliche e private attive nelle rilevazioni (e nella stesura di conseguenti “graduatorie”): Censis, Eurispes, Eurostat, ISTAT, Legambiente, U.S.C.I.… A livello di scenario mondiale, in termini di benessere medio complessivo l’Italia in genere si colloca intorno al ventesimo posto su circa duecento Paesi.

Talune classifiche rivelano la maggiore o minor capacità dei diversi Paesi, ed enti locali, particolarmente in termini di

  • politica legislativa e amministrativa
  • sviluppo economico e occupazionale
  • supporto a politiche abitative adeguate
  • tutela ambientale, ecosostenibilità
  • prevenzione e fronteggiamento del dissesto idrogeologico ecc.
  • decoro, verde, trasporti, parcheggi (contrasto all’inquinamento, al rumore, ecc.)…
  • inclusione sociale (gestione dei fenomeni migratori, del melting pot…)
  • contrasto al crimine, alla violenza, al terrorismo
  • “accessibilità” alla salute (vaccini, antinfortunistica, organizzazione sanitaria…)
  • assistenza agli indigenti, ai soggetti “a rischio”, agli svantaggiati, a coloro che vengono definiti “gli ultimi” (2)
  • promozione dell’istruzione e formazione
  • promozione della cultura, della musealità, dell’editoria…

(1) ottimo a suo tempo A.Gazzola, La città e i suoi tempi. Un’indagine a Genova sugli stili di vita e le dimensioni temporali, ed. F.Angeli, Milano, 2001

(2) l’espressione ha in sé qualcosa di evangelico, individuando negli “ultimi” (gli ammalati, i disabili, i senza tetto, i tossicodipendenti, i “clandestini”…) i soggetti che una nazione deve primieramente soccorrere, garantendo loro quel minimo di supporto materiale e spirituale che rende una vita degna d’essere vissuta.

A cominciare proprio dal terzo millennio la riflessione sulla qualità della vita si è tuttavia sovente intrecciata al tema dell’ecosostenibilità (energetica e ambientale), con forti preoccupazioni legate all’esaurirsi delle scorte energetiche convenzionali e all’impatto inquinante di molti strumenti tecnologici quotidiani (dall’auto che brucia carburante alla stampante che “brucia” toner). Una riflessione, di policy e di governance, che sperabilmente traguardi almeno il medio periodo, cercando di avere a cuore le sorti dell’umanità futura, e di far sì che tale umanità fra cent’anni non debba vivere in un inferno di degrado quasi invivibile (a maggior ragione visto che, come si suol dire, la terra è un usufrutto regalato a tutti, e non la proprietà privata di qualcuno).

Va da sé quindi che anche la competitività delle destinazioni turistiche – siano esse culturali, balneari, montane… – , a maggior ragione ove poggiante sul bene naturale idoneamente fruito più che sul divertimentificio, si misura attraverso una molteplicità di parametri (il dove, infatti, il puro aspetto ambientale/culturale, come emerso da molteplici ricerche, non è più sufficiente). L’ubicazione comporta una maggiore o minore raggiungibilità dell’area turistica, ma occorre poi tener presenti i caratteri orogeografici e paesaggistici (ivi compreso il paesaggio costruito dall’uomo) che consentono o inceppano determinati sviluppi, la qualità della vita che vi si vive, le connessioni “tematiche” con altre realtà complementari, l’intraprendenza e la cordialità della gente del posto, le peculiarità non riproducibili altrove, la promozione più o meno tourism oriented… Un luogo poco agréable per i residenti di solito è tale anche per i turisti e i potenziali investitori e attori economici, si legga tuttora il sorprendente volume di Richard Florida L’ascesa della nuova classe creativa per farsi un’idea pressoché definitiva in merito, con innumerevoli esempi e casi-studio (l’universitaria Boston, l’informatica Seattle, la vitivinicola West Coast, ma poi Cleveland, Detroit, Milwaukee…) concettualmente utilizzabili anche su casi locali. Né si trascurino quegli annuali rapporti sulla qualità della vita in Italia, a cura di ItaliaOggi e – come detto – d’altri soggetti, o i dati Unioncamere relativi ai PIL pro-capite, o ancora le inquietanti classifiche “urbane” di Legambiente (che ad esempio denunciano anche ampi tratti di costa italiana tuttora vietata per inquinamento), che per alcuni territori italiani tratteggiano trasversalmente un quadro chiaroscurale. Qualità della vita è peraltro espressione ormai diffusa, davvero sulle labbra di tutti, ma sulla quale non esiste uniformità di vedute, e che richiede continui approfondimenti là dove abbraccia e indaga just-in-time la molteplicità di esigenze (sia tangibili che immateriali) dell’uomo contemporaneo, sia egli residente o trasfertista o studente o turista…

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